I tessuti in bambù sono tessuti naturali?

Negli ultimi anni l'abbigliamento realizzato con fibre di bambù è sempre più diffuso, grazie anche ai grandi marchi dell'alta moda che ne fanno un uso sempre maggiore.
Le fibre di bambù vengono pubblicizzate come molto morbide, come fibre che si scoloriscono meno del cotone e dotate di proprietà antimicrobiche naturali. Inoltre, si dichiara che vengano cresciute senza pesticidi e che siano molto più "amiche dell'ambiente" del cotone. Ma è realmente così?

Uno studio pubblicato su AATTCC Review (Vol.9 No.10) realizzato dall'Università della Georgia, oltre ad aver analizzato i processi di produzione di vari tessuti* realizzati con queste fibre, ne ha anche testato le millantate proprietà antimicrobiche naturali. Da quest'analisi è emerso che il bambù non è un tessuto così naturale come si voglia far credere e che non è dotato di proprietà antimicrobiche naturali.

Nello studio sono riportate anche le azioni intraprese dai governi di USA e CANADA a difesa dei consumatori.

Il processo di produzione
La produzione di tessuti in bambù non è così sostenibile come si possa credere.
Il processo che vede la frantumazione delle parti legnose della pianta di bambù con l'impiego di enzimi naturali ha un'applicazione piuttosto limitata in quanto ha dei costi molto elevati.

In realtà, i capi di abbigliamento* fabbricati con le fibre di bambù analizzati dallo studio sono risultati essere quasi sicuramente paste di cellulosa derivate dal bambù, per la cui realizzazione sono state utilizzate sostanze chimiche, che, anche una volta ultimata la trasformazione, vengono trattenute dal tessuto. La stessa cosa accade anche per tutti gli altri "tessuti artificiali" derivati da pasta di cellulosa: Viscosa (da legni teneri), Lyocell (da ramaggi di abeti e altro), Modal, Micromodal (da scarti di legno duro). Inoltre, questo tipo di processi di trasformazione risulta essere molto inquinante.

Impiego dei tessuti
Se questi tessuti fossero impiegati solo per uso esterno, ovvero per la realizzazione di capi d'abbigliamento che non sono a contatto con la pelle, non ci sarebbe nessun problema. Purtroppo, sempre più spesso, vengono utilizzati per il confezionamento di indumenti intimi o calzini, ovvero per capi utilizzati a diretto contatto con la pelle e molto spesso anche in zone dove può svilupparsi il sudore. In questi casi possono contribuire all'insorgenza di problematiche cutanee, non solo perché trattengono l'umidità, ma anche perché possono rilasciare parte delle sostanze chimiche utilizzate per la loro realizzazione.

Le proprietà antimicrobiche
Lo studio ha infine dimostrato che i tessuti in bambù analizzati non hanno nessuna efficacia "antimicrobica naturale". È quindi facile intuire che eventuali proprietà antimicrobiche o antiodore sono da attribuire all'applicazione di sostanze come il Triclosan, (o Argento) con il relativo rilascio di tossine.

* I tessuti analizzati nello studio sono stati acquistati sul web da siti diversi. Tutti dichiaravano che le fibre di bambù utilizzate per la realizzazione dei capi erano dotate di proprietà antimicrobiche naturali, facilitavano l'evaporazione del sudore, non si attaccavano alla pelle anche in presenza di molto caldo, proteggevano dalle radiazioni ultraviolette ed erano realizzate attraverso un processo di produzione "verde" senza inquinamento.